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Malesia alla scoperta dell’elefante asiatico.

Malesia. Anche se la destinazione di un viaggio è la stessa di altri 1000 viaggiatori, nessuno vivrà le stesse emozioni e visiterà i medesimi luoghi. La cosa più bella che si possa fare è informarsi su cosa si può vedere e personalizzare la meta in base ai propri interessi ed alle proprie passioni.

Questo è quello che ho cercato di fare le settimane precedenti la partenza per la Malesia. Volevo immergermi nella natura, vivere i luoghi e provare esperienze che si possono fare solo qui e che rendono questa nazione davvero unica. Inoltre volevo permettere a voi che mi seguite di vivere una Malesia vera fatta di avventure e tantissime emozioni!

 

La situazione degli elefanti in Malesia.

In questa puntata del blog, voglio accompagnarvi a conoscere l’elefante asiatico e la sua situazione in Malesia. Per farlo devo partire da un numero 1.200. Questi sono gli esemplari dell’elefante asiatico presenti in Malesia in libertà. Solo 1.200. Un numero che dovrebbe davvero mettere in allarme.

L’elefante asiatico a differenza di quello africano ha delle zanne piccolissime che spesso nelle femmine sono appena accennate o assenti, la pelle della proboscide è più liscia e all’estremità è fornita di una sola appendice anziché due. Inoltre la mandibola dell’elefante asiatico all’estremità ha una sorta di labbro pendulo e appuntito che manca negli elefanti africani.

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Vive in branchi e quando è libero passa la maggior parte della sua giornata alla ricerca di cibo; erba, germogli, frutta e cortecce. E’ un grande amante dell’acqua e ama spruzzarsela addosso con la proboscide e fare lunghi bagni rinfrescanti. Ha un’indole più pacifica rispetto ai cugini africani. Per questo motivo in passato è stato addomesticato ed utilizzato come animale da lavoro, soprattutto per il trasporto di tronchi. Sempre per questa ragione PURTROPPO è utilizzato nei circhi…

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Il santuario di Kuala Gandah.

Vi racconto queste cose perché sono molto importanti per poter capire il ruolo svolto dal santuario di Kuala Gandah nella vita di questi giganti. Il santuario ha sede a Kuala Gandah ed ospita una trentina di elefanti di differenti stazze ed età. Quello che li accomuna è la triste storia che hanno alle spalle.

Sono tutti elefanti che con le loro sole forze non sarebbero in grado di sopravvivere. Provengono da situazioni di maltrattamento ed ognuno a un passato da raccontare. C’è la dodicenne Selendang a cui manca un piede, perso quando è rimasta intrappolata in un agguato dei bracconieri. Sanum sopravvissuto all’attacco di una tigre, l’anzianissimo Lokimala di 79 anni (un’eccezione perché di solito gli elefanti vivono fino a 60 anni circa in libertà).

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Selendang

Cosa aspettarsi dalla visita al santuario.

Il santuario è una struttura molto grande composta da alcuni spazi chiusi ed ampie zone all’aperto. Nelle sale vengono proiettati dei filmati che raccontano cosa viene fatto in Malesia per salvaguardare e proteggere gli elefanti. Negli spazi all’aperto gli elefanti sono suddivisi in gruppi, alcuni si possono osservare a distanza. Altri sono in spazi raccolti e all’ombra in cui i visitatori possono dargli da mangiare. Altri ancora sono in zone il cui accesso è consentito solo agli operatori.

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Ogni elefante ha un operatore di rifermento, la persona con cui sviluppa un rapporto di fiducia e che lo guida nel suo percorso e nelle attività svolte al santuario. Sostanzialmente gli animali sono liberi all’interno di recinti per la maggior parte della giornata.  In tarda mattinata, tutti i giorni, escluso il venerdì che avviene alle 14:30, c’è il momento del bagno.

Gli elefanti vengono accompagnati al fiume e ciascun operatore lava il suo elefante e lo lascia libero di giocare con l’acqua. Ricordate che all’inizio vi ho raccontato quali sono le attività che un elefante in libertà svolge durante la giornata? L’ho fatto per farvi capire che al santuario cercano di rispettare le loro esigenze permettendogli di fare le stesse cose anche se non sono liberi.

Il momento del bagno.

Il momento più magico ed emozionante della visita è senza dubbio quello in cui questi giganti fanno il bagno. Si lasciano andare e si rotolano nell’acqua come farebbe un cagnolino di 5/6 chili!!! Guardarli e sentire i versi di piacere che fanno mentre si spruzzano e giocano è davvero un ricordo splendido.

Dopo che hanno fatto il bagno con il loro “educatore” i turisti possono scendere in acqua pochi alla volta e lavare l’elefante a loro volta. Cosa posso dirvi di questa esperienza? Toccante, emozionante e malinconica. Io ho provato un velo di tristezza perché a causa del passato questi elefanti sono segnati per sempre. Penso razionalmente che adesso nessuno gli farà del male, ma anche che un loro reinserimento in natura è impossibile…

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Font image: nre.gov.my

Informazioni pratiche.

L’accesso al santuario è gratuito, viene richiesta una donazione (importo libero). Se si vuole fare il bagno con gli elefanti, bisogna pagare 50 RM, circa 13 euro. Consiglio un cambio completo perché ci si bagna! Al centro ci sono dei bagni comuni con docce all’aperto molto spartane ma perfette per lavarsi e cambiarsi dopo essersi bagnati al fiume.

Il santuario riceve alcuni finanziamenti dal governo malese ma la maggior parte delle entrate avviene grazie alle donazioni dei turisti che lo visitano. Considerate che ogni elefante mangia 140 kg (sottolineo chili) di cibo al giorno. Quindi fate voi i conti di quanto costa mantenere una struttura di questo tipo.

Se volete approfondire le informazioni che vi ho dato, vi invito a visitare la pagina del centro National Elephant Conservation Centre.

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Qualora decidiate di programmare un viaggio in questa zona, vi suggerisco di contattare l’Ente del turismo Malese in Italia e l’agenzia di viaggi My Flower con sede a Kuala Lumpur per definire l’itinerario di viaggio perfetto per le vostre esigenze.

Non mi resta che augurarvi buon viaggio! Se volete leggere di qualche altro mio viaggio vi lascio alcuni link:

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Mi farebbe piacere. Tantissimo! :)